martedì 20 dicembre 2011

Egregio Babbo Natale...

...chissà che magari esponendoLe in modo garbato e cortese le mie richieste non Le venga davvero voglia di esaudire i miei piccoli desideri.
Quest'anno, lo ammetto, non sono stata molto brava, ma ho rimediato a tutto.
Inoltre ci tengo a farLe presente che nonostante non mi senta di essere stata una bravissima persona, nella mia cattiveria non ho lesionato nessuno se non la mia autostima che sto cercando di ricostruire pezzo dopo pezzo.
Ora, stimato Babbo, cosa ne penserebbe di esaudire una mia richiesta molto semplice, quale quella di far capire alle persone che lavorano egregiamente (di merda) in quel di Trenitalia, che se eliminano l'unico treno che si fa tutta la costa adriatica da Venezia a Lecce, obbligando povere studentesse con la valigia piena a fare cambio a Bologna in 10 minuti, poi non possono lamentarsi delle e-mail di minaccia che gli arrivano?
Che poi, esimio Babbo, hanno diritto di dire che lo cancellano perché poco frequentato?
Sì, lo so che le bugie non si dicono, e a questo punto caro Babbo, potresti (posso darti del Tu, vero?) anche portarglielo un po' di carbone, che probabilmente le locomotive a vapore vanno meglio di quelle moderne e costano di meno.

Dopo di questo, caro Babbo (ormai siamo in confidenza) per questo Natale vorrei un vestito rosso bordeaux con questo scollo qui:

Chiamasi scollo all'americana e lo so che questa è una maglietta pure un po' bruttina, ma era per rendere l'idea.
L'Idea sarebbe anche che lasciasse la schiena scoperta, perché a noi la schiena scoperta ce piace, ma proprio tanto!
Lo chiedo a te perché sembra che il rosso sia uno dei tuoi colori preferiti, quasi quanto il color renna e so che rimarresti indignato tanto quanto me alla notizia che pur girando per un centro pieno di negozi non c'è la benchè minima traccia dell'oggetto dei miei desideri.
Sì, lo so. E' stato un trauma anche per me.
E Babbo, ritornando al discorso treni, non è che si possono evitare i vari ritardi.
Ah, sono compresi nel prezzo.
Trenitalia si è data alle spese folli per questo Natale. Alla faccia della crisi!





PS: scherzi (mica tanto) a parte, un buonissimo Natale a tutti e che il vostro anno finisca bene ed inizi meglio

giovedì 10 novembre 2011

La principessa sulle scale


 “Non  ha idea di chi sia, né da dove venga, ma il suo gli dice che è quella. Lei è la fanciulla che sarà destinata a diventare sua sposa…”
No, fermi tutti. Non siamo nel film di Cenerentola, non siamo al ballo del re in un bellissimo castello di marmo bianco (o era di cristallo pure il castello?) e non c'è nessun principe.
Siamo in università (sì, ancora lì) ed è apparsa Lei.
Davvero io non ho idea di chi sia. So che era lì per la laurea del fratello e cercando l'aula della proclamazione si era persa per il polo universitario.
Ovviamente non è la tipa della foto e i vestiti non credo che siano proprio delle marche qui sotto, però era vestita più o meno così:
:la Dea




Phase Eight short dress
£79 - houseoffraser.co.uk

Vintage leather jacket
$300 - witchery.com.au

Mulberry leather tote
$1,000 - mulberry.com




Lei era bella: alta almeno 1,70 con i capelli rosso rame lunghi quasi fino alla vita acconciati in onde perfettamente a posto nonostante per quel giorno ci fosse l'allerta-meteo per la pioggia. Sembravo disegnati da un bambino che sbaglia colore nel disegnare il mare, quei capelli lì.
E aveva gli occhi verdi.
Ed era praticamente struccata.
E aveva un vestito verde bosco, uno dei miei colori preferitissimi, con gli stivali marroni e la borsa coordinata.
Era troppo.
E io che mi ero anche messa in tiro perchè il Mio Italico Uomo sarebbe venuto a prendermi appena finita lezione dopo una settimana che non ci vedevamo, mi sarei tipo voluta andare a nascondere o quantomeno a cambiare. Eppure non ero in giornata Giramento Balls durante le quali mi metto quasi la prima cosa che mi capita a tiro.
Ero truccata carina, da giorno, non troppo pesante e stavo mi sentivo bene nel mio vestitino corto di lana bianco panna stretto in vita con una cinta bejie e stivali purtroppo neri perché gli altri li ho lasciati nel Borgo Natio.
Tutti i miei sforzi sono stati vanificati dall'apparizione di Lei e della sua fottutissima perfezione.
Per fortuna che così come è apparsa se n'è andata, lasciando come prova della sua apparizione solo la scia di bava dei miei colleghi studenti che non sono riusciti a trattenersi nel vedersela arrivare così aggratis in una giornata che, almeno per loro, si è rischiarata un pochino.
La mia si è rischiarata solo quattro ore dopo,quando ho visto l'Italico Uomo giusto giusto fuori dall'aula, dopo aver fatto una piccola ricerca nel sito di facoltà per scoprire dove avessi lezione, vestito con l'abbinamento camicia-pantalone che mi piace tanto. E che piace non solo a me, a giudicare dalle occhiate che Tizia A Caso lanciava nella sua direzione. Noi donne sappiamo essere maledettamente serpi quando ci gira, vero? Perchè quell'occhiata lì di Tizia A Caso è la stessa che fanno gli uomini quando vedono il proprietario dell'auto sportiva che loro sognano da una vita.




domenica 23 ottobre 2011

Macrocategorie: la Donna-Accessorize

Che nessuno se la prenda per il titolo del post. Premetto fin da ora che non ho intenzione di scagliarmi solo contro quella precisa catena di accessori, quando so benissimo che ce ne sono almeno altre quattromila in giro per l'Italia (Bijou Brigitte, Bella Bijou e chi più ne ha più ne metta).
Ho usato il nome di questa catena perché mi suona bene e perchè mi identifica il problema vero di questo tipo di persone: l'uso smoderato di accessori.
4 bracciali, 5 anelli (uno per dito, of course) moltiplicato per due mani, 2 collane se va bene, 6 se va malino, 10 se va proprio di mierda,3 pinzette swaroskate sui capelli e d'estate almeno una cavigliera per caviglia.

Una bigiotteria ambulante.

Ora, non è che ce l'abbia esattamente con gli accessori, perchè anche io li adoro e mi perdo in ogni singolo negozio che li vende ma quando mi trovo in università la tipa che prende appunti e al braccio ha almeno 4 bracciali che non solo sbattono sul banco, ma sbattono anche tra di loro, scusate ma mi viene voglia di prendere il braccio e morderlo.
Che oltretutto i bracciali, di solito, non sono nemmeno di quelli semplici, del tipo una catenina d'oro e al massimo un ciondolo. Ma quando mai! O sono dei plasticoni assurdi alti almeno 10 cm che già a metterne uno pesa, figurati 4, oppure sono questi:
Cioè, avete presente il clangore che fanno?
Nemmeno si chiamassero tutte Rudolf o dovessero farsi trovare dai soccorritori nel bel mezzo di una bufera di neve.












Lo stesso vale per le collane.
Ragazze. perché vi accanite tanto con quei ciondoli che solo a guardarvi che ne portate uno mi viene il mal di schiena per voi.
Quando poi ne portate altri 2 insieme non parliamone.
Sembrate.delle.mucche.al.pascolo. Punto.
Quell'accozzaglia di cuori, stelle, Hello Kitty (e ci sarà un post apposta, solo per lei), uccellini, fiorellini e quanti più -ini possibili. Non importa di che colore, non importa di che forma, non importa di che grandezza e soprattutto non importa l'accostamento!
Sembrano appena uscite da una televendita di Vanna Marchi:
"Signorineee, ma lo vedete che bello questo ciondolo? Ma come fate a non vederne la pregiata qualità dello stampo da cui è stato ricavato? Come fate a non gradire le impronte digitali del cinesino che a mano, solo per voi, ha inserito questo pezzo di plastica in questa pregiatissima catena di vero/finto acciaio inox della catena?? E voi signoriiii, come fate a resistere dal fare un regalo alla vostra amata, fatela sentire speciale, unicaaaaa"
Il problema è che loro ci sono cascate.
E hanno comprato tutto, letteralmente. Solo che siccome il corriere gli è arrivato sotto casa proprio mentre loro stavano uscendo, non è che potevano lasciarle per strada. Sia mai che gli rubino l'acquisto.
E allora che si fa?
Ce se le mette addosso e passa la paura!
Ecco, secondo me va così più o meno tutte le mattine di fronte alle abitazioni delle mia adorabili colleghe di studi.
Lascio stare per il momento le varie accozzaglie di colori che si vedono in giro.
Quelle meritano una categoria a parte.
Così come le scarpe.
E i capelli.
Oddio i capelli!!!

venerdì 21 ottobre 2011

Su chi incontro per strada, ovvero LA dichiarazione di guerra

Qualche tempo fa mi è capitato di vedere un video sul Tubo di una tale che si fa chiamare Cicciasan (e l'ammiro perché non è per niente ciccia, e perché mi fa quel richiamo al Giappone che me la fa adorare).
Ordunque, nel video si dice che si sa, noi donne ci vestiamo bene NON per i maschietti che circolano, per farli girare, per farci squadrare, per farci, in un certo qual senso, desiderare.
NO
Assolutamente NO.
Categoricamente NO.
Inequivocabilmente NO.
Noi donne abbiamo l'imperativo categorico di vestirci e tirarci di tutto punto solo per farci vedere dalle altre donne, per farci invidiare da loro, per sentirci un gradino sopra tutte (ma quanto possiamo essere Stronze? con la esse maiuscola,per giunta)
Ecco.
Io ho intenzione di dare soddisfazione alle donne.
Voi, Donne dall'aspetto felino che vi agitate più o meno graziosamente su trampoli.
Voi, Donne-Accesorize che suonate come mucche al pascolo grazie ai gingilli che vi tirate appresso.
Voi, Donne donne alte o basse, magre o grasse, vecchie e giovani, proprio voi avrete la soddisfazione di essere squadrate, guardate, rigirate come calzini fin nel vostro più piccolo particolare (finchè cappotto mi consente, vista la fredda stagione imminente, ma non è neanche detto).
Ho intenzione di parlare di voi, del vostro stile un po' distratto, un po' curato, forse eccessivamente curato, forse troppo colorato o troppo scolorito, magari vi parlo di come mi vesto io, magari vi parlo di come mi piacerebbe vestirmi,casomai trovassi un lavoro da 325€ l'ora (seeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee, speraceeeeeee).
Magari posso parlarvi dei red-carpet (perchè è pur sempre di stile che si parla).
Magari posso parlarvi delle sfilate (perchè la moda passa, ma lo Stile resta, disse una volta qualcuno).
Magari per il momento posso semplicemente finirla qui e aspettare l'ispirazione (o che passi la paura della Pagina Bianca).
Magari...